Gruppo di parola per adolescenti


Il Gruppo di Parola per adolescenti è un luogo per lo scambio e il sostegno per i ragazzi dai 13 ai 17 anni che hanno i genitori separati o divorziati.

La fase della vita che stanno attraversando, l'adolescenza, può costituire una ulteriore difficoltà nell'affrontare la separazione, poiché è questa l'età in cui il ragazzo si stacca dalla famiglia, che deve essere percepita come una struttura solida e resistente all'urto dei cambiamenti causati dalle sue trasformazioni fisiche e psicologiche. Una famiglia che gli permetta di trovare l'energia per fare questo salto di qualità.

Il gruppo dei pari è una risorsa importante, uno spazio protetto, che permette al ragazzo di esprimersi anche su temi per lui dolorosi.

Gli strumenti utilizzati dai conduttori del gruppo di parola sono finalizzati al coinvolgimento dei ragazzi e a favorire le dinamiche di gruppo e di espressione più adeguate alla loror età.

Mentre con i bambini (6 - 12 anni) gli strumenti utilizzati spaziano dal gioco al disegno, al collage ecc, con gli adolescenti gli strumenti più indicati sono posters, filmati, musica, drammatizzazioni e ovviamente la parola fatta circolare nel gruppo.

L'eterogeneità del gruppo per età, sesso e situazione di vita, (alcuni hanno i genitori separati da poco tempo, altri da molti anni) favorisce l'attivazione, lo scambio e la scoperta di risorse nuove.

Come per il gruppo dei bambini il percorso è strutturato in quattro incontri di 2 ore ciascuno con cadenza settimanale.
E' prevista la presenza dei genitori, nella stanza del gruppo, all'ultima ore del 4° incontro.

L'atteggiamento oppositivo, tipico dell'età adolescenziale, inizialmente potrebbe ostacolare l'adesione alla partecipazione. Per questo motivo è previsto un incontro preliminare con i genitori per supportarli nelle prime fasi di esordio del gruppo. L'esperienza ha dimostrato che dopo il primo incontro i ragazzi partecipano al gruppo con una forte motivazione personale.

GM

 

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SE I BAMBINI...............

Se i bambini vivono con le critiche, imparano a criticare
Se i bambini vivono con l'ostilità, imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano ad essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pietà, imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano ad essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia
Se i bambini vivono con la vergogna, imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l'incoraggiamento, imparano ad essere sicuri di sé
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano ad essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l'accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l'approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere un
obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l'onestà, imparano ad essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos'è la giustizia 
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano ad avere
fiducia in sé stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo è un bel 
posto in cui vivere

DOROTHY  L.NOLTE

 

Chiunque viva a contatto con i bambini sa che hanno bisogno di muoversi, di esplorare, di fare delle domande, di socializzare con i coetanei oltre che con gli adulti, di giocare e di inventare.

ANNA OLIVERIO FERRARIS

 

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PER NON SMETTERE DI ESSERE GENITORI
LA "MEDIAZIONE FAMILIARE" UN TEMPO E UNO SPAZIO
PER LE COPPIE CHE SI SEPARANO


La Mediazione Familiare è uno strumento che nasce dall'esigenza di offrire alle coppie che stanno vivendo l'esperienza della separazione o del divorzio, un'opportunità per trasformare tale esperienza in un'occasione di riflessione per una più equilibrata crescita dei figli e per ritrovare benessere personale.


Con la Mediazione Familiare si offre alle coppie in via di separazione, separate o divorziate, un luogo dove poter entrare autenticamente in contatti tra loro e riaprire i canali comunicativi, portando avanti un progettto educativo condiviso. La coppia è aiutata da un terzo "neutrale", il mediatore familiare, ad elaborare accordi soddisfacenti per sé e per i figli che siano validi dopo la separazione.


La Mediazione Familiare viene definita come "un processo che prevede la presenza di un terzo adeguatamente preparato e con competenze specifiche, che aiuta i genitori ad affrontare tutte le questioni connesse alla riorganizzazione familiare in vista della separazione o del divorzio, nel pieno rispetto della legislazione vigente".


In mediazione, quindi, i conigi lavorano insieme al mediatore per il raggiungimento di un obiettivo concreto: l'elaborazione di accordi condivisi ed equi per le parti in causa, genitori e figli, che saranno poi presentati agli avvocati per l'elaborazione legale. Non si tratta quindi di uno strumento che si sostituisce all'attività giudiziaria ma si integra con essa.


Sono i coniugi stessi, con la guida del mediatore, che evidenzieranno i propri bisogni reali, i bisogni dei figli, le necessità imposte dalla nuova situazione familiare, e stabiliranno di quali aspetti della loro vita futura vogliono occuparsi durante il percorso di mediazione: la divisione dei beni, l'affidamento e l'educazione dei minori, il tempo che i figli trascorreranno con ogni genitore, la gestione del tempo libero ecc.


Il mediatore restituisce ai genitori il loro pieno potere decisionale, mantenendo per sé la semplice funzione di garante del procedimento e delle sue regole.


La discussione verrà guidata e incanalata  dal mediatore mediante tecniche tarate sul grado di conflittualità e di comunicazione tra i coniugi ascoltando le posizioni, le aspettative ed i diritti delle parti aiutandoli a trovare valide soluzioni ai problemi e a superare momenti di impasse per ricreare i canali della comunicazione, specialmente nell'interesse dei figli.


Di fronte al mediatore c'è la possibilità di dire le cose più vere e di dar vita ad un percorso che permettererà poi di rispettare gli accordi presi.
Siamo di fronte ad un'impresa di coppia che si trova nel difficile compito di separare le funzioni genitoriali da quelle coniugali portando in salvo le prime e salvaguardando così lo scambio generazionale e la crescita mentale dei figli.
Chiedere ai figli fedeltà e schieramento contro l'altro genitore provoca dentro di loro una rottura emotiva di difficile ricomposizione. I bambini non devono diventare un elemento di contesa tra i genitori poiché sono e rimarranno sempre motivo di legame tra i due.
Le parole della separazione troppo spesso sono parole urlate, parole di rabbia e di rancore anche quando ciascuno ha preso la sua strada. Nei confronti dei figli sono spesso parole non dette. Ma il silenzio, quando ci sono forti conflitti, fa scattare nella testa del bambino fantasie di colpe personali che possono provocare, col tempo, un profondo malessere.


Con un percorso di circa 10 incontri la coppia ha la possibilità di parlare della propria esperienza, esprimere emozioni, rabbia, incomprensioni, attenuare il conflitto  e riorganizzare il futuro.
La particolarità della mediazione è che si chiede a due persone che hanno deciso di lasciarsi, di incontrarsi, per decidere del loro futuro e di quello dei loro figli.


La Mediazione Familiare è una tecnica di gestione del conflitto ma anche un modello educativo. Permette di apprende e di comprendere che il conflitto di per sé è fisiologico, ciò che è patologica è la guerra. Il conflitto può essere costruttivo se ben gestito, la guerra distrugge e richiede come suo esito uno sconfitto  e un vincitore. Esito certamente non auspucabile per chi deve poi collaborare in quanto genitore.


Imparando a dialogare in maniera costruttiva la coppia imparerà a sviluppare abilità comunicative che potrà continuare ad utilizzare anche a mediazione finita quando  la crescita dei figli richiederà di trovare nuovi accordi.


E' infine interessante osservare come anche la nuova normativa introdotta dalla l. 8 febbraio 2006 sull'affidamento condiviso, sottolinei il concetto di "bigenitorialità": il diritto dei figli a continuare ad avere rapporti allo stesso modo con la madre e con il padre anche dopo la loro separazione, sulla base dell'incontestabile verità che si resta genitori per tutta la vita nonostante il venir meno del vincolo matrimoniale. Come poter realizzare questo principio se manca tra i coniugi un dialogo e un confronto costruttivo? La Mediazione Familiare è uno spazio in cui ciò può concretamente avvenire.

GM

 

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Non identificare te stesso con un tuo difetto, o con quella caratteristica che non ti piace.
E non è nemmeno opportuno identificarti con la tua qualità migliore.
Guardati con realismo e con accoglienza di tutte le tue parti.

Per quanto ti riguarda  vale la pena che tu ricordi le tue parti migliori, le valorizzi ogni giorno coltivandole al meglio. Valorizzare e coltivare, guardare e godere dei tuoi doni, senza inorgoglirtene, ma senz'altro senza dimenticarli a scapito dei tuoi lati più fragili.

Se tu pensi sempre a ciò che in te appare più debole e meno sviluppato, rischi ogni giorno di pensare che questa parte meno sviluppata sia quella che domina la tua personalità. Mentre molto dipende dalla prospettiva dalla quale ti guardi. Cambia prospettiva e ti troverai di fronte ad un te stesso che ti piacerà, perché starai vedendo con più chiarezza qualità e caratteristiche che ti stupiranno.

Questo può avvenire a tutte le età.

Certo più passano gli anni e più fai fatica a guardare la realtà da punti di vista diversi, perché sei più statico, ti muovi meno, sei meno agile, più pesante, più rigido, e non intendo fisicamente.
Quello che devi fare è cercare le occasioni per muoverti.  Se le cerchi le trovi.
Certo, anche per cercare ci vuole energia, ma a volte c'è il rischio che tu usi le tue energie per allontanare da te occasioni che ti capitano davanti e che tu sembra non voler usare per migliorarti.
Spesso usi male le tue energie.

Datti un obiettivo di miglioramento, finalizzato alla scoperta dei tuoi lati migliori. E al cambiamento di quelle cose, materiali e immateriali, anche piccole, che ti sembra siano di ostacolo alla tua buona vita.

GM

 

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"E' difficile fare le cose difficili; parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo. Liberare gli schiavi che si credono liberi."

GIANNI RODARI


"Quando si ha fiducia di poter fare una certa cosa, si acquisterà sicuramente la capacità di farla, anche se, all'inizio, magari non si è in grado"

"L'uomo diventa spesso ciò che crede di essere. Se continua a dire che non si riesce a fare una certa cosa, è possibile che alla fine si diventi realmente incapaci di farla"

M. GANDHI


"Un'esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso ad un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurazza di ciascuno, all'istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti.  Questo è il sollievo di un popolo"

DA UN'INTERVISTA A SAN SUU KYI

 

Non aspettare di finire l'università
di innamorarti,
di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l'estate,
l'autunno o l'inverno.

Non c'è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso non una destinazione.


Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito,
e balla come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l'importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.

Il tuo spirito è il piumino che tira via ogni ragnatela.
Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

MADRE TERESA DI CALCUTTA

 

L'anima è tinta del colore dei suoi pensieri... Pensa solamente a quelle cose che sono in linea con i tuoi principi e che possono sopportare la luce piena del giorno. Tu puoi scegliere il contenuto della tua personalità. Giorno dopo giorno divieni ciò che scegli, ciò che pensi e ciò che fai. La tua integrità è il tuo destino. Essa è la luce che illumina il tuo sentiero.

ERACLITO

 

Non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri.

CARTESIO

 

 

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Ero giovane e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa e gridai: "Io sono a diposizione di chi mi vuole. Chi mi prende?".
Mi lanciai sulla strada selciata. Ritto sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri passava il re.
"Ti prendo io al mio sevizio", disse fermando il corteo. "E, in compenso, ti metterò a parte della mia potenza".
Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare.
Nel pomeriggio assolato, un vecchio pensieroso mi fermò, e disse: "Ti assumo io, per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupie sonanti". E cominciò a snocciolarmi le sue monete d'oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene. E mi voltai dall'altra parte.
La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: "Ti prendo io. E ti compenserò con il mio sorriso". Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso? Frattanto quello si spense, e la fanciulla dileguò nell'ombra.
Passai la notte disteso sull'erba, e la mattina ero madido di rugiada. "Io sono a disposizione...chi mi vuole?"
Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un fanciullo che, seduto sulla spiaggia, giocava tra le conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse. "Ti prendo io", disse, "e in cambio non ti darò niente".
Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui. Alla gente che passava e chiedeva di me, rispondevo: "Non posso, sono impegnato".
E da quel giorno mi sentii un uomo libero.

Rabindranath TAGORE

 

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Io sono un uomo, e non considero nulla che sia umano estraneo a me

TERENZIO

 

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Accompagnare qualcuno non significa prenderlo,

indicargli la strada, imporgli un itinerario

e neanche conoscere la direzione che prenderà,

ma vuol dire camminargli accanto,

lasciandolo libero di scegliere,

la sua via

e il ritmo del suo passo.

 

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Pensiamo di ascoltare, ma solo raramente ascoltiamo con una reale comprensione, con un'empatia vera.

Eppure, questo tipo molto speciale di ascolto rappresenta una delle forze più potenti, ai fini del miglioramento, che io conosca.

CARL ROGERS


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"Ciò che tiene prigionieri gli uomini,

che li mortifica e forse anche li rende tremendamente infelici

è il presupposto appeso lassù, da qualche parte che non si conosce,

di sapere sempre e tremendamente troppo.

Non sarà magari venuto il momento per noi

di partire dal non comprendere,

anziché dalla presunta provvista abbondante di sapere?"


A. GARGANI    "LO STUPORE E IL CASO"

 

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Partecipare le proprie emozioni a qualcuno è la terapia più efficace per attenuare la loro tensione ; è una specie di drenaggio emotivo che abbassa il loro livello. Tenere tutto dentro, tutto per sé non è assolutamente salutare, equivale ad accumulare tensione nella propria vita psichica e a convertire le emozioni in scariche negative quali aggressività, stati ossessivi o depressivi, isolamento... Ma perché sia possibile un dialogo aperto, libero e vero, sono indispensabili due condizioni preliminari: l'autenticità e la fiducia. L'autenticità concerne il rapporto con sé stessi, la fiducia il rapporto con l'altro.

 

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Dio è nudo:

anche l'uomo è nudo

quando parla con Dio.

Una veste che ti nasconde è la parola.

Solo il silenzio parla.

Divo Barsotti

 

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Quanta fatica facciamo a cambiare l'altro! Mi capita spesso, nel mio lavoro di counselor, di ascoltare come l'atteggiamento prevalente, di fronte alle difficoltà relazionali, sia quello di parlare degli errori dell'altro e dello sforzo enorme che viene fatto per cambiarlo. Lamentele, tendenza ad arrovellarsi nell'inutile tentativo e nello sforzo di cercare di far sì che l'altro la smetta con quei modi di fare sbagliati.

Quando dico a chi mi sta di fronte che tutta la fatica che facciamo per modificare i comportamenti dell'altro è fatica totalmente sprecata, trovo sguardi un po' stupiti ma anche illuminati. Si è vero, mi sento dire, è una vita che mi arrabbio, ma non cambia niente!

Sembra strano che ci arrabattiamo con così tanto impegno a voler rendere l'altro diverso da quello che è quando sappiamo bene che la trasformazione avviene solo se ognuno di noi agisce su sé stesso e non sugli altri.

Ognuno può far evolvere sé stesso e trasformare alcuni aspetti di sé che sono di ostacolo al buon andamento della relazione, ma non può imporre all'altro di cambiare. Al contrario, più c'è la sensazione di non essere accettato per ciò che si è, più c'è resistenza al cambiamento. Nessuno vuole essere manipolato. Nessuno vuole essere costretto. Ognuno vuole essere libero. Libero di trasformare alcuni aspetti di sé che, per poter migliorare, richiedono di essere stati prima accettati.

E' questo il segreto di ogni miglioramento, posso cambiare alcune mie parti solo se prima le ho viste e accettate, con l'umiltà di riconoscermi limitato.

E così è per la relazione, posso migliorare di fronte a te solo se mi sono sentito da te accettato e accolto con i miei limiti e le mie fragilità. La dolce sensazione di sentire autenticamente amata anche la mia parte meno affascinante, anche gli aspetti del mio carattere meno attraenti, permetteranno una mia graduale trasformazione.

Non è il rifiuto, ma l'accettazione, il motore di ogni crescita umana.

GM

 

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Qualunque cosa gli altri sentano, pensino o dicano, non prenderla in modo personale.

Gli altri hanno le loro opinioni, in accordo con il loro sistema di credenze,

quindi qualunque cosa pensino di te, non riguarda te, riguarda loro.

 

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Bisogna essere un po' matti per lasciarsi "mordere" dalla voglia di cambiare le cose. Per andare ad abitare il futuro prima che sia già "arredato". Bisogna essere un po' matti per uscire dagli schemi rassicuranti, aggirare le verità preconfezionate, aprirsi allo stupore dell'incontro con altri. Matti, per pensare che cercare è più importante che trovare, essere più prezioso che avere.

 

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A liberarci non sono gli uomini e le ideologie. Se è un uomo a liberarmi, io sarò schiavo di quell'uomo. La liberazione è molto più misteriosa e radicale, tanto da travolgere e superare ogni ideologia. Ogni ideologia, per quanto rivoluzionaria, una volta arrivata al potere sarà sempre una forza conservatrice, se non altro per conservare il potere che ha conquistato. La libertà trascende tutti i miti...

 

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Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta. Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero: "UBUNTU, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?" UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: "Io sono perché noi siamo".

 

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Si tratta di riscoprire su tutta la linea esperienze di qualità ormai sepolte, si tratta di un ordine fondato sulla qualità.

La qualità è il nemico più potente di qualsiasi massificazione.

Questo significa rinunciare alla ricerca di posizioni preminenti,

saper gioire di una vita nascosta ed avere il coraggio di una vita pubblica.

Significa tornare dal giornale e dalla radio al libro, dalla fretta alla calma e al silenzio,

dal virtuosismo all'arte, dallo snobismo alla modestia.

Le quantità si contendono lo spazio, le qualità si completano a vicenda.

Dietrich Bonhoeffer

 

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Storia Zen
IL DONO NON ACCETTATO
"Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?", domandò il samurai.
"A chi ha tentato di regalarlo", rispose uno dei discepoli. 
"Lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti", disse il maestro: 
"Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé".

 

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Poco importa sapere dove l'altro sbaglia, perché lì non possiamo fare granché. E' interessante sapere dove sbagliamo noi stessi, perché lì si può fare molto. 
Carl Gustav Jung

 

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Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si

allargano sulla sua superficie,  coinvolgendo nel loro moto, a distanze

diverse, con diversi effetti,
la ninfea e la canna, la barchetta di carta

e il galleggiante  del pescatore.

Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace

o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a

entrare in rapporto tra loro.

Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le

direzioni, mentre il sasso precipita smovendo alghe, spaventando

pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari.

Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti

che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti,

altri ricoperti aturno dalla sabbia.

Innumerevoli eventi, o microeventi si succedono in un tempo

brevissimo.

Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registare tutti,

senza omissioni.


Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce

onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di

reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini,

analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa

l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è

complicato dal fatto che la

stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi

interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e

censurare, costruire e distruggere.


GIANNI  RODARI  -  "Grammatica della fantasia"